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Calcio, quanto valgono in denaro i piazzamenti in Serie A?
La Serie A non è soltanto una competizione sportiva di vertice nel calcio europeo, ma rappresenta anche un sistema economico complesso, nel quale la posizione finale in classifica assume un valore finanziario rilevante per ciascuna delle 20 società partecipanti. Al termine di ogni stagione, infatti, i club ricevono premi in denaro legati ai diritti televisivi e ad altri parametri che contribuiscono in modo significativo ai bilanci annuali. Comprendere quanto valgano i piazzamenti in Serie A permette di cogliere meglio le dinamiche che influenzano strategie sportive, scelte di mercato e obiettivi stagionali.
Il principale capitolo di ricavi legato alla classifica finale è quello dei diritti televisivi, che vengono distribuiti secondo criteri stabiliti dalla Lega Serie A. Una quota del totale viene suddivisa in parti uguali tra tutte le società, garantendo una base economica comune, mentre il restante importo è distribuito sulla base di criteri meritocratici e storici. Tra questi, il piazzamento nell’ultima stagione ha un peso rilevante, incidendo per circa il 15% della ripartizione complessiva.
In termini pratici, questo significa che la squadra campione d’Italia riceve una cifra superiore rispetto alle altre, con una differenza progressiva che diminuisce scendendo in classifica. Il primo posto può valere diversi milioni di euro in più rispetto al secondo e al terzo, mentre anche le posizioni immediatamente successive continuano a garantire premi crescenti. Arrivare nelle prime quattro posizioni non comporta soltanto l’accesso alle competizioni europee, ma assicura anche un ritorno economico diretto legato al piazzamento, che si somma agli introiti UEFA. Se l’impatto può non essere fondamentale per la Conference League e l’Europa League, la partecipazione alla Champions League può avere una ricaduta cruciale sull’annata, come dimostrano le cifre legate ad esempio alla stagione 2025/2026. La quota di partecipazione alla prima fase della coppa dalle grandi orecchie, infatti, è pari a circa 18 milioni di euro, cifra inevitabilmente destinata a salire includendo tutte le variabili del caso (ad esempio la vendita dei biglietti).
Le squadre collocate a metà classifica beneficiano comunque di una quota significativa dei diritti TV, ma con margini più contenuti. In questo segmento, la differenza tra una posizione e l’altra può tradursi in centinaia di migliaia o alcuni milioni di euro, cifre che, pur non essendo decisive come quelle dei vertici, incidono sulle politiche di sostenibilità e sugli investimenti futuri. Anche per questo motivo, molte società puntano a migliorare il proprio piazzamento fino all’ultima giornata, evitando di “accontentarsi” di una salvezza anticipata.
La situazione cambia sensibilmente nella parte bassa della classifica, dove il valore economico del piazzamento assume una valenza ancora più strategica. La lotta per non retrocedere diventa talvolta ancora più serrata ed equilibrata di quella per vincere lo Scudetto. Basta dare un’occhiata alla classifica e alle quote sulla salvezza della Serie A per rendersi conto di come il dislivello tra le squadre più in difficoltà non sia poi così elevato. In questo contesto, anche una singola posizione guadagnata può fare la differenza non solo sul piano sportivo, ma anche su quello finanziario.
Per le tre squadre che retrocedono in Serie B entra in gioco il cosiddetto “salvagente”, ovvero il paracadute economico previsto per attutire l’impatto della discesa di categoria. Questo meccanismo garantisce un contributo economico alle società retrocesse, con importi variabili a seconda della permanenza recente in Serie A. I club che retrocedono dopo più stagioni consecutive nella massima serie ricevono una somma maggiore rispetto a quelli che vi hanno militato per un solo anno. L’obiettivo è consentire una gestione più graduale dei costi e favorire la stabilità finanziaria nel passaggio alla Serie B.
Il paracadute, tuttavia, non compensa completamente la perdita di ricavi derivante dalla retrocessione. I diritti televisivi della Serie B sono nettamente inferiori, così come diminuiscono introiti da sponsor, biglietteria e visibilità internazionale. Per questo motivo, evitare gli ultimi tre posti in classifica resta una priorità assoluta, spesso più rilevante della corsa a posizioni di prestigio ma economicamente meno determinanti per i club medio-piccoli.
Questo articolo ha esclusivamente scopo informativo e di approfondimento; non costituisce in alcun modo un invito al gioco d’azzardo, che sconsigliamo caldamente.


